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Patricia
Cynical

MUSHROOM'S PATIENCE Jellyfish

CD album | gg173
The new album by Italian cult group Mushroom’s Patience is another surprise in the band’s catalogue. After „Road to Nowhere“, which was a quiet and introspective album full of folky pop gems, „Jellyfish“ shows a totally new side to Raffaele Cerroni’s musical genius. 13 electro pop pearls created over the period of two years with a very impressive line up of guest singers who also wrote the lyrics to their songs: starting with Cabaret Voltaire’s Stephen Mallinder who contributed his first major vocal appearance in ages. On to Chris Connelly; Scottish Bowie-esque uber voice who played with Fini Tribe, Revolting Cocks and Ministry and also released an impressive number of solo rock albums, some of them on David Tibet’s Durtro label. German guests are Genevieve Pasquier and Dan Courtman of Industrial power act Thorofon. Glenn Wallis of Konstruktivists provides haunting vocals to a track remixed by FM Luciano Genovese. Peter Hope, ex singer of The Box, added a blues touch to the record and Mathias Kom, mastermind behind the wonderful Burning Hell from Canada, delivers a stunnig vocal to a folky ballad. With Mushroom’s Patience’s strong connections to Austria, it is clear that there’s also guests from Klanggalerie’s home country. Frenk Lebel of Play The Tracks Of adds his Brian Molko-like vocals to one song, Echo Eerie from the synth pop band Collapsing New People sings on another. Wolfgang Weiss of death metal band Cadaverous Condition growls over a third. Italian guests include Roma Amor’s torch singer Euski and Andrea EV. One song is sung by mastermind Cerroni himself. „Jellyfish“ is a totally unexpected turn in Mushroom’s Patience’s ever evolving musical output. But then they were never easily classified, too often has Cerroni surprised his audience with something fresh and new. Maybe a synth pop album is what people expected least of all, and that’s just why „Jellyfish“ is so important. And such a great record. Price: € 8,-/copy incl worldwide shipping.

Jellyfish ovvero la medusa. Un tour de force in un mondo elettronico e pop da esplorarle come un fondale marino. I suoni sono organici, l’elettronica raffinatamente dosata e la voce che è sempre un ottimo contorno. Le canzoni si susseguono in modo fluido e i 60 minuti di durata passano in un baleno. C’è dello speciale in ciò poiché i Mushroom’s Patience riescono a risorgere ogni volta e lo fanno con bellezza e grazia. L’electro pop che rappresenta il kernel del disco è delicato e mai esagerato. Vivace ma mai balordo. Ha un sapore di qualche decennio fa ma riesce anche a essere attuale e avere dei tocchi di classe. (...) Jellyfish è un grazioso album di elettronica e pop. Un lungo lavoro fatto di ricerca e cura dei dettagli. Tuttavia il consiglio è di non fermarsi qui, magari di iniziare con questo disco e poi proseguire con le innumerevole uscite di questo gruppo andando al ritroso.
(Impatto Sonoro, March 2014)

Eccelso nei suoni, nella produzione, nel suo essere folk che diventa urbano e poi apocalittico senza suonare però minaccioso, con quel passo lento che rende i tredici brani delle piccole discese negli inferi e risalite verso il bagliore di una luce artificiale. Pop sintetico, trip hop nuovamente credibile a distanza di due decadi e canzoni che rappresentano un percorso artistico inappuntabile. Dither Craf (all’anagrafe Raffaele Cerroni), pittore, musicista, fotografo è colui che dagli anni ottanta crede in questa creatura e non solo è riuscito a plasmarla alla sua idea di arte, ma è riuscito a rendere credibile la possibilità che un solo individuo si moltiplichi con l’aiuto di altri samurai pronti a morire per lui. Che siano essi compagni di bevute o idoli del responsabile del progetto. Oggi questo è accaduto in “Jellyfish”, dimostrazione vivente che per essere internazionale il naso bisogna per forza metterlo fuori dalle solite quattro mura.
(Kalporz, March 2014)

Platten von Mushroom’s Patience erinnern an eine Welt, die durch ein merwürdig unebenes Vergrößerungsglas gesehen wird. Größenverhältnisse und überhaupt alles Räumliche fällt durch einen reizvollen Zug ins Unlogische auf, von den verdrehten Formen ganz zu schweigen, und nie weiß man genau, wo man das Terrain betritt, in dem einen die Wirklichkeit schalkhafte Streiche spielt. So weit, so avantgardistisch, doch Cerronis schwermütig-lässige Handschrift, mit der er jede seiner Folk-, Rock- oder Elektronica-Kompositionen entwirft, sorgt stets dafür, dass dabei nicht einfach irgendein Surrealismus entsteht, sondern der besondere Surrealismus von Mushroom’s Patience. (...) Viele Stücke sprechen eine Popsprache der frühen 80er und fröhnen einem Synthie-Minimalismus, bei dem „poppig“ und „derangiert“ keine Gegensätze sind. Exemplarisch hervor sticht „Cynical“ mit Roma Amors Euski am Gesang, zu dessen Auftakt eine Schellack-Sopranistin von einem Akkubohrer bearbeitet wird wie einst Marissa Mell in einem Umberto Lenzi-Film. Der Song weißt auch in die Richtung von Euskis eigenen aktuellen Aufnahmen. Andere Wegmarken sind das bedrohlich anmutende „Tearing the Place Down“ in Zusammenarbeit mit keinem geringeren wie Stephen Mallinder von Cabaret Voltaire, oder der kühl-kaputte Chanson „Subconsciousness Thrill“, der ganz auf Sängerin Genevieve Pasquier (u.a. Thorofon) zugeschnitten scheint.
(African Paper, April 2014)

Nuova uscita- per l’austriaca Klanggalerie – per i Mushroom’s Patience, storico nome dell’underground italiano con all’attivo diversi album dietro a cui si cela la figura Dither Craft, un artista a tutto tondo che, oltre ad essere un musicista, è anche pittore e fotografo. Lo stile del gruppo è sempre stato quantomai variegato inglobando molte influenze come la psichedelia, la new wave e il folk oscuro come si poteva ascoltare nell’ultimo Road To Nowhere. Si tratta infatti di un disco electro-pop psichedelico che vi avvolgerà in una spirale mantrica da cui è impossibile non farsi avvolgere. (....) Jellyfish è un buon album che potrebbe piacere a molti (per esempio ai i cultori dell’electro-pop degli ’80) e conferma l’approccio eclettico alla materia sonora di Dither Craf.
(Ver Sacrum, April 2014)

Dopo un album introspettivo, oscuramente psichedelico e folk come “Road To Nowhere”, ecco la sorpresa che non ti aspetti da Raffele Cerroni aka Mushroom's Patience: un intero album di sonorità elettroniche, elegantemente dedito a canzoni intessute di synth e glitch e soprattutto una parata di voci ospiti a duettare e interpretare i sempre affascinanti contesti musicali proposti dall'artista (scrivendo le liriche dei brani e, come da impostazione predefinita del musicista, godendo anche di piena libertà nella costruzione delle linee melodiche). (...) Nella conclusione del progetto, la matrice elettronica è dispersa dal canto degli uccelli, da un organo floydiano, da una progressione fantastica di chitarra: pura sinfonia psichedelica per la rigenerazione dello spirito, in cammino verso la dimensione astrale. “Jellyfish” è perciò molto più di un divertissement, come qualcuno si sarebbe potuto aspettare: è un'opera corposa, di sostanza musicale e richiede senza dubbio una collocazione di rilievo nella già straordinaria biografia discografica di Mushroom's Patience, ponendosi come ideale e raffinato contraltare dello stesso viaggio intrapreso con “Road To Nowhere”.
(Ascension Magazine, April 2014)

Nach dem schrullig-veträumten (anti-)countryesken "Road to Nowhere" wartet Dither Craf nun mit einem in jeder Hinsicht formvollendeten Popalbum auf. Zu einer soliden elektronischen Rhythmusgrundlage gesellen sich allerlei Instrumente und Gaststimmen (Genevieve Pasquier, Frenk Lebel, Chris Connelly, Glenn Wallis, Stephen Mallinder, Mathias Kom, Echo Eerie und und und). Dass dabei in genau richtiger Abstimmung auch nicht auf Verspieltheit und Experimentierfreudigkeit vergessen wird, macht "Jellyfish" wohl jetzt schon zu einem der Alben des Jahres.
(Rokko's Adventures, May 2014)

Dopo anni di attività sempre contrassegnata da uno spirito artistico 'borderline', Raffalele Cerroni celebra la sua creatura con un disco corale che si spinge oltre i limiti delle facili classificazioni. Coadiuvato, tra gli altri, da Vinz Aquarian (Ballo Delle Castagne) e Claudedi (ex Ain Soph), l'alchimista romano coinvolge una schiera di autori di primo livello che si alternano nei 13 brani dell'album regalandoci una collezione di audio-oggetti da modernariato sonoro, differenti tra loro ma con in comune la firma di un autore ormai totemico. Tante le sfumature stilistiche: dalle ritmiche trip-hop, che diventano un aggiornamento in chiave post-industriale di quanto fatto da gente come Massive Attack, ai giri acustici, che tendono a descrivere ambienti fumosi e umbratili, pregni di una vena decadente memore di interpreti come Nick Cave, Lou Reed o Tom Waits. La percussività, che torna a più riprese, prende le forme di un chillout straniante, diviso tra l'impellenza di descrivere traiettorie sonore fuori dalla norma e la ricerca di toni smorzati e melodici. (...) "Jellyfish" è un lavoro globale ed ampio in cui confluiscono una miriade di input, che agiscono, insieme ai tanti ospiti, da multiforme corredo corale. D'altro canto il disco si pone come una sorta di rovescio della medaglia rispetto al precedente ed altrettanto godibile "Road To Nowhere", disco più personale, percorso da una decadente oscurità. Forse il momento migliore nell'ormai ampia discografia di Mushroom's Patience.
(Darkroom Magazine, July 2014)

Wenn es eine Konstante bei Mushroom’s Patience gibt, dann dass das Projekt immer wieder komplett unberechenbar bleibt. Nachdem Road to nowhere einen grotesken Roadmovietrip ähnelte, mit Country-Einflüssen und ins Abstruse gebogenen Melodien ist nun Jellyfish nicht weniger musikalisch abwegig. Musikalisch ist Mushroom’s Patience ja immer eigen. So, als würde man die Welt durch eine Vexierlinse betrachten, die den Betrachter optisch täuscht, Formen verzerrt und Dinge vorspiegelt, die eigentlich nicht sein können. Diesmal geht es musikalisch in Bereiche, die fast an Popmusik erinnern und dennoch immer wieder ins Surreale kippen. (...) Viele Einflüsse lässt das Album auf den Hörer los, die zunächst sortiert werden müssen und erstmal keine Orientierung ermöglichen. Aber auch nach mehreren Durchgängen erkennt man zwar Dinge wieder und hat das Gefühl zu wissen, wo es in etwa lang geht, einen roten Faden wird man aber vergebens suchen, weswegen man bei Jellyfish auch keine Angst davor haben sollte einfach mal nicht zu wissen, wo die Reise hingehen mag.
(Alternativmusik.de, August 2014)